Mostra di arte contemporanea «Volarism. Avanguardia senza confini», a cura di Marius Tiţa

Mostra di arte contemporanea «Volarism. Avanguardia senza confini», a cura di Marius Tiţa

Galleria dell’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia,10–22 marzo 2026

La mostra di arte contemporanea «Volarism. Avanguardia senza confini» del Gruppo Volarism, a cura di Marius Tiţa, sarà aperta al pubblico dal 10 al 22 marzo 2026 nella Galleria dell’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica, Cannaregio 2215, Venezia. Il vernissage si terrà martedì 10 marzo 2026 alle ore 17:00. Il progetto artistico del Gruppo Volarism riunisce artisti visivi provenienti da Romania, Repubblica di Moldavia, Italia e Repubblica Ceca, valorizzando le specificità nazionali e le diversità culturali attraverso una collaborazione arricchita da affinità creative. Unendo artisti provenienti da diverse tradizioni e contesti in una geografia transfrontaliera delle arti visive, la mostra presenta 24 opere di varie dimensioni, realizzate in acrilico su tela, con una tavolozza che va da tonalità vivaci a delicate sfumature pastello, esprimendo la ricchezza stilistica e la specificità di ciascun artista. Inoltre, la mostra include quattro sculture in legno di grande espressività artistica. La mostra resterà aperta al pubblico dal 10 al 22 marzo 2026, con orario giornaliero dalle 16:00 alle 20:00.

Il Gruppo Volarism ha ottenuto riconoscimento internazionale grazie agli Atelier annuali di Volary (Repubblica Ceca) e alla partecipazione a mostre collettive in importanti centri culturali in Italia (Firenze, Poggibonsi, Prato), Belgio (Sede della Commissione dell’Unione Europea), Repubblica Ceca (Praga, České Budějovice, Jindřichův Hradec, Chomutov), Germania (Passau), Romania (Bucarest, Brăila) ecc. A livello individuale, ogni artista del gruppo vanta un solido curriculum espositivo e sono membri di associazioni artistiche nei rispettivi paesi d’origine: Teodor Buzu (Romania/Moldova), docente presso la Scuola d’Arte di Tabor (Repubblica Ceca), membro dell’Unione degli Artisti Visivi della Moldova; Vasile Sarcă, Bucarest (Romania), membro dell’Unione degli Artisti Visivi della Romania; Vit Pavlik, Volary (Repubblica Ceca), presidente dell’Associazione degli Artisti Visivi della Boemia Meridionale; Cecilia Chiavistelli, Firenze (Italia), artista visiva e giornalista culturale; Lenka Sarova–Maliska, Karlovy Vary (Repubblica Ceca), direttrice della Sezione Design–Porcellana Thun; Michal Dubnicky, Kolin (Repubblica Ceca), direttore della Scuola d’Arte di Kolin; Pavel Klima, Tabor (Repubblica Ceca), membro del Parlamento della Repubblica Ceca; Tomas Pergler, Praga (Repubblica Ceca), scultore, direttore della Biblioteca dell’Accademia delle Arti di Praga.

Marius Tiţa è un noto curatore e critico d’arte, con numerosi progetti espositivi e articoli dedicati alle arti visive. Ha realizzato progetti con musei prestigiosi in Romania: Museo Nazionale Cotroceni, Museo Nazionale della Bucovina, Museo Nazionale Brukenthal, Museo d’Arte di Cluj, Museo Nazionale del Contadino Romeno, Museo d’Arte di Craiova, Museo Nazionale del Villaggio «Dimitrie Gusti», Museo di Goleşti, Palazzo della Cultura di Iaşi, Museo d’Arte «Victor Brauner» di Piatra Neamţ, ecc. Ha curato le mostre di Emil Ciocoiu in Romania e in Germania, le mostre di Mihai Bara, e altre. È critico d’arte della Sezione di Arte Visiva Religiosa dell’Unione degli Artisti Visivi della Romania, del Salone Medioevale di Bucarest e della Biennale di scultura piccola «Gheorghe Coman» di Buzău. Ha curato e presentato numerose mostre personali, collettive e in occasione di campi pittorici in gallerie prestigiose in Romania e all’estero. Ha pubblicato numerosi saggi sull’arte visiva e sul mercato dell’arte, partecipando a trasmissioni radiofoniche e televisive. Dal 1990 è caporedattore di Radio Romania Internazionale, le trasmissioni in lingue straniere della Romania. Ha scritto sull’attività del gruppo Volarism fin dall’inizio dell’iniziativa artistica.

«Immaginate gli artisti riuniti attorno a un tavolo di negoziato, aperto al pubblico più vasto possibile, come gli apostoli nella “Ultima Cena” di Leonardo. Era l’estate del 2023 quando pittori affermati provenienti da diversi Paesi dell’Europa centrale si riunirono al Simposio di Volary, cittadina ceca dal fascino intenso e pittoresco. Abbandonarono cavalletti e pennelli per impugnare la penna e apporre le loro firme. L’energia vibrante di quel luogo d’incontro tra artisti diede vita a un sentimento, a un nome: Volarism. Non solo un gruppo di artisti, ma un movimento di idee, azioni e arte.

In una fotografia dal tenue colore seppia, la firma apposta sulla locandina – atto fondativo del Volarism – richiama un momento virtuale ma già mitico: la rivincita dell’arte sulla politica e sulla geopolitica. Temi impegnativi, proprio qui, nel cuore dell’Europa, dove le frontiere spesso hanno portato ombre e pensieri cupi. Gli artisti si incontrarono tra paesaggi e vari atelier, dipingendo; con mani e occhi intrisi di colore, trasformarono quella sosta “apostolica” attorno al tavolo in una profonda intesa tra arte e vita.

Al tavolo delle origini, gli artisti dichiararono di non avere tempo da perdere nel dissezionare fili invisibili ma sterili di parole vuote. Scrissero con la nettezza di un motto: il loro lavoro – l’arte che creano – è la dichiarazione più manifesta. E l’originalità rappresenta un principio imprescindibile del Volarism.

Dopo quell’incontro, gli artisti si mossero attraverso l’Europa centrale, tornarono ai loro luoghi d’origine, ciascuno portando con sé la propria arte e la disponibilità di prestigiose sedi espositive per esporre i lavori gruppo. A Venezia, l’ospite accogliente è la “Casa Romena”, l’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica, e il momento assume la profondità del pensiero e della civiltà impersonate dal suo fondatore, Nicolae Iorga.

La mostra veneziana del 2026 è ideata dai pittori del gruppo, che regolarmente riuniscono le loro opere nelle esposizioni di Volarism.

Teodor Buzu, romeno di Bessarabia che ha fatto della Repubblica Ceca la sua casa e la sua terra d’arte, incarna la visione dell’artista centro-europeo che decifra il mondo attraverso questo luogo, traducendolo in opere pittoriche e grafiche magistrali, segnate da linee solide e campiture cromatiche che dominano l’emozione.

Cecilia Chiavistelli affronta di pari passo il fenomeno culturale e la creazione artistica, maneggiando il colore in fusioni vulcaniche, dipingendo cieli carichi di un’energia pittorica vibrante. La purezza si rivela nell’essenza cromatica della sua espressività artistica.

I paesaggi di Michal Dubnický sono appena percettibili, sospesi tra aspirazione e il saldo suggello del sogno. Egli decifra spazi elevati, alla ricerca di una chiave cromatica che è in realtà un codice riservato a chi sa vedere.

Lirismo e spirito giocoso si ritrovano nei colori di Pavel Klima, che delineano paesaggi calorosi e dinamici. Nelle sue raffigurazioni, tracciate lungo prospettive recondite, si percepisce un’ampia apertura e una generosa disponibilità.

Vit Pavlik, pittore senza paura né esitazione, sfida il tempo per offrire visioni sempre un passo avanti rispetto a ogni presupposto. Trova costantemente l’accento capace di testimoniare un modernismo senza confini, spirito che sostiene le sue composizioni.

Uscendo da ogni zona di comfort, persino da quella bidimensionale, Tomáš Pergler modella sottili forme metafisiche, ferme nelle loro dichiarazioni. Nulla di prevedibile accade; tutto si configura come un’affermazione sorprendente, un lampo di riconoscimento.

La pittura di Lenka Sárová Malíská ha raggiunto la limpidezza del caolino colato nella porcellana, richiamandosi ai suoi esordi artistici. Ma qui il minerale si ferma, perché la sua arte innalza cieli floreali e trasparenze oniriche.

La matrice cartesiana della pittura di Vasile Sarcă apre finestre su prospettive inconsuete e trasparenze cromatiche inattese. Oltre ogni rigore apparente, il piano si spalanca a un’infinita sottigliezza e alla decifrazione dell’indecifrabile. Si avverte un gioco di unioni e accostamenti che mira a risultati vibranti» (Marius Tiţa).